1. A chi è rivolta
Il Centro Mamre è uno spazio clinico specialistico che intende far fronte alle varie forme di disagio psicologico e sociale connesse alla migrazione.

Il lavoro clinico si articola in colloqui individuali, familiari, di gruppo e gruppi etnopsichiatrici. Si svolge in stretta collaborazione con i Servizi territoriali.

Il centro offre un servizio di consulenza agli operatori sociali, educativi, sanitari che hanno in carico persone migranti.

Con particolare attenzione alla lettura culturale dei disagi vengono presi in carico:

  • bambini e adolescenti in difficoltà;
  • donne vittime di violenza sessuale e familiare;
  • persone vittime della tratta;
  • persone in difficoltà nel processo di ricongiungimento familiare;
  • minori e adulti con problemi psicologici e di inserimento inviati dai Servizi Socio-Assistenziali
     

2. Metodologia
L’équipe di Mamre opera attraverso colloqui di consulenza, di sostegno psicologico e psicoterapeutico individuale, familiare e di gruppo.

Il nostro lavoro si caratterizza per la presenza dei mediatori culturali, indispensabili interlocutori di comunicazioni, di parole, di codici culturali, di riti e di credenze.
Il lavoro maggiore viene fatto con gli adolescenti, le coppie giovani e le famiglie che si ricongiungono, ma è recentemente aumentata la richiesta di presa in carico di bambini anche piccoli (età tra i 4 e gli 8 anni).
Il lavoro terapeutico con bambini e adolescenti è basato sull’attività clinica a cui si affiancano attività espressive, movimento corporeo, racconti di storie e di favole, disegni, giochi di ruolo, attività teatrali.

Il percorso terapeutico e di consulenza offerto da Mamre prevede:
› primo colloquio di conoscenza e raccolta delle informazioni e presentazione del Centro;
› tre colloqui di analisi della domanda per la costruzione del progetto terapeutico o di consulenza;
› dieci colloqui terapeutici o cicli di consulenza psicologico-culturale per raggiungere gli obiettivi concordati. Esauriti tali colloqui si procederà ad una verifica del percorso per decidere se proseguire con ulteriori interventi o se concludere la proposta terapeutica. I colloqui, che includono sempre un mediatore etno-clinico, sono condotti da una micro-équipe che può includere diverse professionalità.

Inoltre è possibile dare avvio a 4 proposte specifiche:
› Gruppi etnopsichiatrici quando questi sono più funzionali ad integrare le modalità terapeutiche tradizionali dei pazienti. Tali gruppi comprendono figure con professionalità differenti (tra cui possono essere inclusi gli operatori dei servizi coinvolti) e offrono una modalità di cura coerente con le esigenze culturali del paziente.
› Colloqui di supporto psicosociale qualora il disagio del paziente sia inerente alla sfera sociale (ricerca di lavoro, casa, difficoltà di integrazione...) e si reputi come necessario dare ascolto a questi aspetti prima o in alternativa ad un intervento psicoterapeutico.
› Gruppi espressivi per bambini con i linguaggi delle arti-terapie, rivolti alle diverse fasce di età. Prevedono il coinvolgimento di genitori ed insegnanti.
› Gruppi con i genitori il cui obiettivo è il sostegno alla genitorialità, ovvero la condivisione ed elaborazione di esperienze e vissuti che riguardano la genitorialità nella migrazione.Si rivolgono a genitori con cui si sia precedentemente focalizzata l’esistenza di una difficoltà legata a ricongiungimenti e genitorialità.
 

3. Consulenze etnopsichiatriche. Cos’è una consultazione etnopsichiatrica e come si richiede
Quando una situazione clinica non evolva positivamente o quando gli strumenti a disposizione degli operatori non si dimostrino sufficienti per orientare efficacemente l’intervento, è possibile richiedere una consultazione etnopsichiatrica all’équipe del Centro Mamre. La consultazione può essere attivata da operatori dei servizi territoriali o dagli stessi operatori del Centro Mamre, qualora essi sentano l’esigenza di riorientare il percorso terapeutico con l’apporto delle diverse competenze disciplinari e culturali presenti nel gruppo.

La consultazione etnopsichiatrica prevede l’organizzazione di un setting clinico composto:

  • dai curanti direttamente coinvolti (che possono includere psicologi, psicoterapeuti, mediatori linguistico-culturali, antropologi ma anche assistenti sociali, psichiatri, educatori, avvocati, infermieri, medici);
  • da coloro che portano la situazione di disagio e possono partecipare ad analizzarla e comprenderla (i "pazienti" ed i loro familiari ma anche amici, colleghi o rappresentanti del contesto di appartenenza quali rappresentanti della comunità religiosa o terapeuti del contesto di provenienza);
  • dai consulenti del centro individuati volta per volta in base alle loro competenze professionali e culturali specifiche. Questi possono includere psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, mediatori etno-clinici di diverse provenienze, antropologi, sociologi, storici ed altre professionalità individuate di volta in volta.

La seduta allargata di consulenza è condotta da un etnopsichiatra od etnopsicologo del Centro, che opera per orientare la co-costruzione dell’orizzonte di senso in cui la questione ha origine e trova la sua articolazione con l’obiettivo di arricchire ed approfondire la comprensione degli elementi in gioco e per cercare possibili strade terapeutiche percorribili.
L’assunto da cui muove il lavoro di consultazione è che i pazienti e i rappresentanti del loro contesto - inclusi i mediatori etno-clinici - siano fortemente competenti rispetto al sistema culturale e terapeutico a cui appartengono. Di conseguenza in seno ad una seduta etnopsichiatrica il gruppo dei pazienti assume grande rilievo.
Generalmente una consultazione etnopsichiatrica - che prevede comunque l’esistenza o l’attivazione di un percorso di presa in carico - si compone di più sedute a distanza di alcune settimane.
Gli operatori territoriali che intendano accedere ad un percorso etnopsichiatrico possono contattare il Centro Mamre per un primo colloquio di analisi della situazione in carico.
 

4. Gruppi
L’attività clinica del Centro Mamre si completa con l’offerta di gruppi rivolti ad adulti e bambini che talora si affiancano ai percorsi individuali, talora li sostituiscono. I gruppi sono condotti da gruppo-terapeuti, arte e danza-movimento terapeuti e psicodrammatisti a cui si affiancano i mediatori etno-clinici.

Ad oggi sono stati offerti gruppi relativi a diversi temi ed esigenze:
› genitori in difficoltà con le proprie competenze genitoriali nella migrazione e a seguito di percorsi di ricongiungimento;
› genitori italiani e stranieri relativi al rapporto con le istituzioni educative, in particolare in occasione dei passaggi di vita dei figli (ad esempio tra i diversi gradi del sistema educativo);
› donne vittime di violenza con l’obiettivo di condividere la propria storia con altre vittime alla ricerca di percorsi di sostegno e di aiuto reciproco;
› bambini "arrabbiati" o disorientati alla ricerca di modalità di gestione ed elaborazione del proprio sentire;
› bambini intenti a cercare modalità di relazione con il corpo e lo spazio e quindi con gli altri.